AnimalAid Italia

Aggiornamento

Purtroppo non ci sono buone notizie: la tartaruga Caretta Caretta portata a riva da un bagnante e poi ricoverata al Centro per gli animali marini, non si è salvata! Le cause della morte sono da ricondurre ad una risalita troppo veloce verso la superficie libera del mare che ha generato un’embolia polmonare fatale. Come è accaduto? L’ipotesi più plausibile è che questa tartaruga sia stata intrappolata nelle reti da pesca con “cattura accidentale” di qualche peschereccio e dalle profondità sia risalita troppo velocemente. I pescatori poi, l’hanno gettata di nuovo in acqua, invece di avvisare la Capitaneria di Porto che avrebbe allertato i veterinari. Ovviamente la responsabilità è di quei pescatori che per timore di qualche infrazione e relativo controllo non hanno avvisato la Capitaneria di Porto e si sono liberati dell’animale.

L’origine del male è sempre riconducibile al sapiens sapiens! Ma quanto sapiens?

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Tristezza

Il 9 settembre è stato aperto il nido delle Caretta Caretta, deposto allo stabilimento Nimbus il 27 giugno.

Purtroppo delle 99 uova nessuna si è schiusa, erano tutte collassate. Una triste realtà che però non fa abbandonare la missione. E il prossimo anno si ripartirà, con un carico di energia maggiore e con la speranza di trovare tante tracce.

Non ricominci da capo, ricominci dall’ esperienza!

#progettoSoraya

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Date

Oggi è l’11 settembre, una data particolare dal punto di vista della civiltà modernissima, tuttavia per noi questo giorno ci ricorda il triste epilogo della vita, preziosa, di una mamma orsa, Daniza, che ha risposto all’istinto di protezione verso i propri cuccioli quando un cercatore di funghi si è palesato troppo vicino alla prole. L’orsa ha fatto l’orsa, non ci sono altre congetture e ha ferito lievemente questo personaggio sconsiderato. Allora la PAT, al tempo condotta dal Presidente Ugo Rossi, decide per la cattura di questo animale ritenendo serio il pericolo del ripetersi dell’aggressione. Così, dopo un lungo inseguimento, l’orsa viene individuata e il veterinario incaricato dalla PAT spara l’anestetico, una dose massiccia, esagerata, letale. Daniza muore per arresto cardiaco e viene catturato uno dei suoi cuccioli, poi liberato. I 2 cuccioli M31 e F16, di 16 mesi all’epoca della morte della mamma, sono stati poi monitorati e sembra siano riusciti a superare tutti i pericoli di una vita senza guida e senza insegnamenti. Cosa resta di questa storia? Un triste esempio di come in Italia la fauna selvatica sia mal protetta, ignorata nella sua etologia, catturata e uccisa. Ci resta il dubbio (unica cosa certa nel mondo!) che la dose sparata non sia stata un errore bensì un’intenzione per risolvere a priori un problema tutto trentino. In memoria di Daniza!

#BoycottTrentino

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Salvataggio

Ieri pomeriggio arriva la segnalazione di una tartaruga portata a riva da un bagnante, che era uscito in barca e ha notato subito l’esemplare molto giovane di Caretta Caretta in galleggiamento. Allertato dal comportamento strano della giovane tartaruga, età approssimativa non più di 10 anni, (le tartarughe in questo caso le Caretta Caretta, spesso per riposare o riscaldarsi, stanno in galleggiamento, e quando ci si avvicina si inabissano, ovvero vanno sotto l’ acqua); questa giovane tartaruga non lo ha fatto stando al racconto del bagnante, così l’ha presa e portata a riva (le tartarughe non si manipolano se non con le dovute accortezze e autorizzazioni ma nelle emergenze …)

La Capitaneria di Porto, subito allertata, ha dato indicazioni e i volontari, che erano stati messi al corrente, le hanno prestato il primo soccorso. Purtoppo la curiosità dei bagnanti non ha aiutato molto i bagnini dei bagni Sebastian e Biagi e lo stesso Nimbus, che con attenzione, hanno cercato di proteggere la piccola, perché dalle immagini arrivate ai volontari, c’era molta confusione, e sarebbe servito silenzio, ma le persone erano troppo vicine alla tartaruga .

E’ arrivato un video dove il bagnante o la persona che ha girato il video, racconta che la mamma tartaruga è arrivata in spiaggia, ma non ha trovato le sue uova! Molto bizzarro…

Le tartarughe non tornano mai dopo la desposizione, né durate il periodo prima della schiusa, che è di circa 55/60 giorni, né durante la schiusa, ma non perché è una mamma cattiva, ma perché è il suo modo di amare, deporre le uova camuffare il punto di deposizione e poi fare la stessa cosa su altre spiaggie per 3 o 4 volte con intervalli di 15/16 gg circa. Fare video che creano solo confusione e disinformazione non salvano le tartarughe e generano disagio all’animale.

Un doveroso grazie va rivolto al bagnante che in mare ha prestato soccorso alla tartaruga, ai bagnini degli stabilimenti Nimbus, Sebastian e Biagi

unitamente alle 2 “volontarie” che hanno allertato .

Cosa fare se trovate una tartaruga marina spiaggiata viva o in mare

1 – Allertare la capitaneria di porto 1530;

2 – attenersi alle indicazioni della CP;

3 – metterle un asciugamano bagnato con acqua di mare addosso e coprirle anche gli occhi;

4 – tenere le persone ad una distanza di circa 4/5 metri;

5 – cercare di stare in silenzio;

6 – non intraprendere azioni o iniziative senza autorizzazione;

7 – non toccare o manipolare l’animale.

Grazie

#CampagnaSoraya

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Fiamme

Sono state le fiamme ad uccidere i sei cani ospiti del rifugio di #CaterinaSemeraro, titolare dell’Oasi di Argo, una struttura che ospita circa 200 cani a Cirò Marina, in Calabria. L’incendio di sicura natura dolosa ha colpito il camper che ospitava in degenza i cani, la struttura in legno e i furgoni con cui l’Associazione “Adozioni Argo” accompaganva gli animali presso le famiglie adottanti. L’ntervento dei VV.FF. ha permesso di mettere in salvo gli altri cani da una morte atroce. Difficile commentare questa tragedia che ha colpito, come sempre, chi non può difendersi e non ha voce. I cani deceduti erano i più fragili perchè disabili. Non troviamo motivazioni logiche se non quelle presenti in un territorio dove ancora l’illegalità, il malaffare e la cattiveria tutta umana hanno il sopravvento. Sono le mani con i cerini accesi quelle che compiono i crimini, per interessi di lucro e per continuare ad esercitare controllo sul randagismo locale. Ci auguriamo che la comunità di Cirò offra solidarietà a questo rifugio e aiuti a ricostruire ciò che si è perduto. E non ultimo: coloro che hanno la responsabilità di queste morti sulla coscienza paghino caramente il loro delitto!

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