COMUNICATO
Modifiche alla Legge 157/92: Il vero pericolo si nasconde nei dettagli. La fauna è un bene da tutelare, non da “gestire”.
Ciò che avrei voluto ribadire oggi al Pantheon è il reale scenario che ci attende con la modifica della Legge 157/92. Un orizzonte che va ben oltre la figura degli “sparatori” o del cacciatore tradizionale. Il vero problema, nonché il pericolo maggiore, risiede negli articoli inseriti in modo subdolo, non mostrati palesemente all’opinione pubblica.
I pericoli nascosti della riforma:
Lo smantellamento delle tutele: Il primo obiettivo di questa manovra è spadroneggiare sui Parchi Nazionali e Regionali, indebolendone le difese storiche.
La sostituzione dei cacciatori con figure non scientifiche: Il secondo punto critico è la legittimazione di figure come i Selettori/Selecontrollori e l’aumento di potere degli ATC (Ambiti Territoriali di Caccia). Queste figure stanno di fatto sostituendo i cacciatori tradizionali (i cui tesseramenti, secondo i dati del Ministero dell’Interno, sono in netto declino, senza ricambio generazionale né futuro), venendo imposte senza alcun criterio né scientifico né popolare.
Le azioni immediate e la critica alla nostra rappresentanza:
Dobbiamo ragionare fin da subito sulla non applicabilità di queste figure a livello regionale: è un’azione che si può intraprendere immediatamente.
Parallelamente, è urgente aprire un dialogo serio con le associazioni. Non possiamo più tollerare l’atteggiamento tenuto finora da chi avrebbe dovuto rappresentare tutti noi. Le nostre osservazioni e richieste sono state puntualmente snobbate, e il risultato di questa debolezza percepita dalla controparte è sotto gli occhi di tutti: il declassamento della tutela del Lupo e una “libera caccia” ormai fuori controllo. Invito questi rappresentanti a una profonda riflessione: questo atteggiamento non inclusivo porta solo a scenari negativi e a sconfitte per tutto il movimento.
La nostra visione: Ritorno alla vera tutela (Il concetto di “Animale in difficoltà”)
Oggi serve un riammodernamento totale della Legge 157/92, ma per aumentarne le tutele. Dobbiamo eliminare definitivamente il concetto di “gestione”: la fauna non si gestisce, si tutela.
Non dobbiamo inventare nulla, basta guardare alla filosofia originaria della 157/1992: la fauna selvatica era considerata un patrimonio indisponibile dello Stato, e la Polizia Provinciale interpretava questo mandato con un approccio spiccatamente conservativo e di soccorso. Nel modello operativo tradizionale, l’ingresso di un selvatico in area urbana era trattato per quello che è: un’emergenza ecologica e un animale in difficoltà.
Il protocollo di un tempo, che noi rivendichiamo, si basava su:
Comprensione del disorientamento: L’animale era visto come un soggetto che aveva smarrito la via a causa dell’antropizzazione, non come un “invasore”.
Tutela dell’incolumità: L’obiettivo era proteggere l’esemplare dai pericoli della città (traffico, barriere) e, contemporaneamente, mettere in sicurezza i cittadini.
Tecniche Cruelty-Free: Si utilizzavano esclusivamente gabbie di cattura indolore, reti morbide e telenarcosi (sedazione a distanza) solo se strettamente necessaria.
Reimmissione: L’animale veniva scortato fuori, trasferito in aree boschive o affidato ai CRAS (Centri di Recupero) se ferito.
Cosa è cambiato e come la politica ha fallito:
Oggi lo scenario faunistico è mutato. Animali come cinghiali o volpi trovano nelle città cibo facile (rifiuti) e assenza di predatori, diventando spesso stanziali. Di fronte a questo, invece di risolvere le cause umane dell’urbanizzazione, si è scelta la strada più violenta. Le recenti riforme (come le modifiche all’Art. 19 della 157/92) hanno virato l’asse dalla “tutela e scorta” al “controllo e contenimento”, introducendo piani di abbattimento sistematici e trasformando la fauna in un mero problema numerico o di sicurezza.
Eppure, il nostro approccio etico non è un’utopia: resiste ancora oggi. Nonostante la pressione delle nuove normative improntate ai fucili, la Polizia Provinciale, i nuclei di Polizia Metropolitana e la Forestale, in collaborazione con gli enti del Terzo Settore, mantengono viva questa sensibilità salvando animali nei contesti urbani. È da qui che dobbiamo ripartire, rimettendo al centro l’etica e il mondo scientifico.
Basta fiumi di denaro alle lobby venatorie: rispetto per il volontariato
In quest’ottica, è imperativo dare reale potere e sostegno economico ai CRAS, ai santuari e ai rifugi, non alle aziende venatorie e ai “cacciatori sparatutto”. La pioggia di fondi pubblici destinata sempre e solo alla distruzione di vite deve cessare. Oggi abbiamo volontari stremati, privi di aiuti istituzionali, che con immensa dedizione, umiltà e amore per la biodiversità si fanno carico di un lavoro che spetterebbe allo Stato. I santuari e i CRAS non ricevono nemmeno lo 0,00001% dei miliardi che il Ministero dell’Agricoltura elargisce altrove.
Bisogna iniziare a pretendere che le istituzioni rispettino i loro mandati e riconoscano l’opera vitale del mondo animalista e ambientalista, che agisce in silenzio e senza il continuo spalleggiamento politico. I cacciatori hanno già avuto troppo; ora si è ampiamente oltrepassato il limite.
Ci sono danni ambientali evidenti per i quali qualcuno deve pagare, e non possono essere sempre i comuni cittadini – che nulla hanno a che vedere con le doppiette – a rimetterci.
Il continuo vittimismo di cacciatori e allevatori è distorto, disonesto e vergognoso. Ho ascoltato parole allucinanti da certi esponenti politici – in particolare della Lega – che raccontano una marea di falsità, cavalcando questo vittimismo senza mai entrare nel merito della verità. La cruda realtà è fatta di zero controlli e fiumi di milioni di euro degli italiani sperperati, mentre i nostri ospedali sono al collasso. Ma ci rendiamo conto di dove siamo arrivati? Chi siede nelle istituzioni deve ricordarsi che è un rappresentante dello Stato Italiano, non dello Stato delle Lobby.
Il nostro percorso è chiaro: prima bloccare queste modifiche tossiche e ripristinare le vere tutele, togliendo i fondi a chi distrugge per darli a chi salva, per poi arrivare all’eliminazione definitiva della caccia tramite un Referendum.
Per chiudere, voglio ricordare a chi siede nelle istituzioni che la Costituzione della Repubblica Italiana non è carta straccia. Pretendiamo il pieno e rigoroso rispetto dell’Art. 9: l’ambiente e gli ecosistemi sono un bene inestimabile del popolo. Gli animali devono essere finalmente riconosciuti per ciò che sono, ovvero SOGGETTI portatori di vita e di diritti, e non oggetti in balia di interessi altrui o mera merce di scambio commerciale ed elettorale.
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